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Guida interculturale, ecco come si conquistano i turisti stranieri

Proseguiamo il nostro viaggio tra le nuove figure professionali che ruotano intorno al mondo del turismo, come i community manager, i destination manager e i travel manager.

Questa volta parliamo di guide interculturali (o mediatori culturali). Parliamo di una figura professionale che ricopre un ruolo delicato qual è quello dell’accoglienza dei turisti stranieri. In Italia c’è assoluto bisogno di queste figure professionali, a prescindere dal pur importante appuntamento del 2015 con l’Expo di Milano, destinato a richiamare in Italia milioni di visitatori. Gli stranieri sono stati e devono continuare ad essere una grande risorsa per il settore turistico italiano.
Ecco perché vanno trattati con i guanti bianchi, ossia con la massima attenzione. In fondo nelle loro mani è riposto il rilancio di uno dei settori trainanti dell’economia italiana.

Leggendo questo articolo ci si renderà conto di quanto siano effettivamente utili alla causa i mediatori culturali. Che a loro volta sono chiamati a scendere in campo con un livello di preparazione elevato. La conoscenza di almeno un paio di lingue è il requisito minimo.

La guida interculturale, definita anche mediatore culturale, è la figura professionale che si occupa dell’accoglienza dei turisti stranieri. Obiettivo primario della sua attività è quello di agevolare la comunicazione e la comprensione tra i turisti stessi e tra i turisti e l’organizzazione turistica, tramite attività di traduzione, intermediazione e consulenza culturale.

Paesi di provenienza diversi implicano usi, costumi, comunicazione verbale ma anche non verbale diversa, alimentazione e orari differenti e cosi via. Qui parliamo dell’esperto che saprà facilitare la visita allo straniero, accompagnarlo alla scoperta degli usi e tradizioni del nostro Paese, ma che saprà ad esempio fare da consulenza alle imprese ricettive perché possano organizzarsi nel migliore dei modi per soddisfare al meglio le esigenze dei turisti più diversi.

La guida interculturale è chiamata a farsi carico di:
• Analizzare le richieste dei turisti
• Accompagnare i turisti nel corso delle visite programmate
• Facilitare la comunicazione tra le imprese erogatrici di servizi e i turisti
• Fornire consulenza culturale
• Facilitare la comprensione tra gruppi
• Distribuire materiale informativo
• Fornire consulenza durante l’iter burocratico
• Tradurre

La guida interculturale: vitale nel pubblico, fondamentale nel privato

La guida interculturale presta in genere il proprio servizio per enti pubblici nazionali ed internazionali, per società ed aziende private operanti nel turismo (agenzie di viaggi, tour operator, etc.), cooperative, enti culturali, musei o fondazioni. La figura può essere un lavoratore autonomo o collaboratore (spesso con contratti a prestazione o progetto) oppure dipendente assunto da un ente. Per svolgere la professione è spesso richiesta flessibilità nelle sedi e negli orari di lavoro, in quanto l’attività segue l’andamento dei flussi turistici.

La guida interculturale è una delle figure professionali innovative del settore turistico, che presenta buone prospettive future. L’internazionalizzazione sempre più pressante ed evidente pone vantaggi indiscussi, ma anche problemi di comunicazione e comprensione che devono essere affrontati e risolti da un esperto mediatore.

Competenze di base:
Conoscenza di almeno due lingue straniere

Competenze tecnico-professionali:
Conoscenza delle culture e delle civiltà dell’area di riferimento
Conoscenza della terminologia specialistica e tecnica nelle lingue prescelte
Capacità di traduzione sia scritta che orale (anche simultanea)
Conoscenza delle normative sull’immigrazione
Competenze di mediazione linguistica e culturale

Competenze trasversali:
Ottime capacità relazionali
Capacità organizzative e di coordinamento
Flessibilità ed adattamento
Orientamento al cliente
Precisione
Affidabilità

I percorsi di studio consigliati

Il percorso formativo consigliato per intraprendere la professione della guida interculturale prevede il conseguimento di una laurea specialistica in discipline linguistiche e specificamente nell’ambito dell’interpretariato.

Tale percorso è poi da integrare necessariamente con un periodo di permanenza all’estero, da trascorrere nel Paese scelto come ambito professionale e di studi, per entrare in contatto direttamente con la cultura, gli usi e costumi e per migliorare a tutti i livelli la comprensione linguistica.

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